Un buco nero alla Dear

Ufficialmente nel 2019 viene fotografato il primo buco nero ma nel lontano 2016 abbiamo le prove che un altro buco nero si aggirava già nei pressi degli studi Rai della Dear.

In quegli anni alla Dear si lavorava alacremente al progetto per il rifacimento delle aree tecniche e delle regie.

Si vocifera che all’epoca fossero pronti i progetti ed i capitolati tecnici, in tecnologia SDI, progetti ultramoderni e di comprovata affidabilità, pronti addirittura per operare in 4K HDR.

Oltre a progetti e capitolati si dice fossero definiti anche i tempi di realizzazione e piani finanziari, serviva solo un ok per dare il via ai lavori.

Si sarebbe trattato di procedimenti onerosi e complicati, ma comunque affrontabili in termini di tempo e ragionevoli in termini di legge.

Insomma, pareva proprio fosse tutto pronto quando un “buco nero” inghiottì ogni cosa e il progetto sparì.

Storie o forse leggende raccontano che qualcuno, nella sala dei bottoni, negò l’ok al progetto, pretendendo fosse riscritto completamente a favore di una tecnologia pseudo futuristica denominata “over IP”.

Sembrerebbe che, all’epoca, i tecnici (forse addirittura i fornitori!), avessero manifestato seri dubbi sulla “maturità” di tale tecnologia, soprattutto perché nel 2016 ancora non tutti gli standard erano stati definiti, né da EBU (Unione europea di radiodiffusione) né tantomeno da SMPTE (Society of Motion Picture and Television Enginee).

Nonostante gli avvertimenti però, pare non ci sia stato proprio verso di farli desistere dall’intenzione di realizzare la Dear con tecnologia IP.

A seguito di questa inversione a U in ambito tecnologico, pare si sia ricominciato tutto da capo ignorando coloro che avevano fatto presente che nel settore delle tecnologie ip riscrivere, completare e mettere nero su bianco i capitolati tecnici sarebbe stata un’impresa molto complessa visto che si trattava di nuove tecnologie ancora tutte da sperimentare e che il mercato Broadcast mondiale stava cominciando a conoscere e regolamentare proprio in quegli anni.

Tutto questo avrebbe comportato enormi ritardi sui tempi di messa in opera degli impianti perché, oltre alle difficoltà tecniche oggettive, si aggiungeva potenzialmente un contesto di gare pubbliche ancora più nebuloso e quindi si sarebbero resi necessari, per evitare potenziali contenziosi, approfondimenti sempre più dettagliati.

Oltretutto pare che la “manutenzione” di questa nuova tecnologia non fosse poi così facile da effettuare e che implicasse nuove conoscenze ancora da acquisire e che, semmai si fosse arrivati un giorno a completare l’opera, i problemi sarebbero stati riversati alle strutture preposte alla loro gestione aprendo potenzialmente le porte ad appalti per una manutenzione “specializzata” degli apparati.

Sembra che alla fine si arrivò ad una decisione: costruire delle regie mobili in IP e sperimentarne la tecnologia e che ci siano voluti svariati mesi affinché queste regie mobili IP funzionassero correttamente, con costi altissimi in termini economici, di tempi e di risorse impiegate.

L’unico fatto sul quale non si hanno dubbi, in quanto certo, è che il completamento tecnico del CPTV DEAR “Fabrizio Frizzi” è in gravissimo ritardo e che si sta andando avanti con pullman SD.

Dal progetto 4k con HDR, all’illusione della tecnica su Ip, alla triste realtà della Definizione Standard nel 2019.

Chissà se l’AD Salini, il DG Matassino o qualche Consigliere di Amministrazione con qualche capacità residua di indipendenza , possano aiutarci a fare un po’ di luce in questa vicenda in cui è il buco nero a farla da padrone.

You may also like...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *