Tartufi e Champagne

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Ogni elezione porta in Parlamento senatori e deputati pieni di buone intenzioni e progetti per riformare il paese. I nuovi governi e i loro partiti di maggioranza devono superare però la prova del nove, per dimostrare che saranno capaci di dare coerenza e sostanza alle belle parole delle campagne elettorali: devono cimentarsi con il governo della Rai.

Purtroppo da sempre accade che quando entrano in Rai qualcosa li trasforma, seppelliscono i principi e l’etica e diventano uguali a tutti quelli che li hanno preceduti. Come dei cani da tartufo annusano potere e denaro e iniziano scodinzolando a scavare e ancora scavare.

Il primo “tartufo” che trovano è quello delle nomine secondo quote predefinite dei vari direttori, quella che conosciamo come l’ormai tradizionale pratica della lottizzazione: effettuano le nomine solo dopo estenuanti trattative tra i partiti che sostengono la maggioranza di turno, dimenticandosi completamente che quando erano all’opposizione la criticavano ferocemente, scandalizzati.

Conclusa la prima fase della lottizzazione si passa al tartufo gigante, la gestione politica ed economica della Rai.

La novità del 2018 è che il Contratto di servizio richiede che le nomine siano effettuate preferibilmente individuando le persone tra le risorse interne.
Per loro fortuna negli anni sono entrati in Rai tanti e tali personaggi che qualsiasi partito ha un’alta possibilità di individuare “tartufi” idonei, uomini e donne adeguatamente di parte e servili.
Gli uomini e le donne così scelti andranno poi a riprodursi e perpetrarsi sottoterra come fanno i tartufi, assegnando ai loro collaboratori di fiducia posizioni di privilegio per coltivare le nuove generazioni.

Pare che accada addirittura che alcuni, che hanno contribuito alla nomina di altri, vengano poi da essi premiati a loro volta con incarichi di maggior prestigio.
https://www.ilmessaggero.it/…/rai_direttori_rete-4135738.ht…

E TUTTO QUESTO COSTA,
COSTA TANTO E NON
PRODUCE NIENTE

I soldi del canone se ne vanno anche così, per pagare sopravvalutati personaggi.
E quando i soldi si spendono così non ne rimangono per la qualità del prodotto, per gli investimenti tecnologici, per la formazione, né per pagare i dipendenti.

Accade che mentre qualcuno in una stanza di viale Mazzini elargisce nomine e stipendi al massimo del tetto consentito, nella stanze affianco, ai sindacati, negli stessi istanti la Rai comunichi che per la produzione, per il PDR e per i rinnovi del contratto, di soldi non ce siano più. Ovviamente nessun sindacato si sogna di chiedere che fine abbiano fatto i soldi del canone che la Rai dovrebbe spendere per produrre Servizio Pubblico.

A breve i sindacati sottoscriveranno il nuovo accordo sul Premio di Risultato, un accordo che pare non permetterà più, come successo raramente in passato, che il premio rischi di essere pagato.

Il nuovo accordo dovrebbe dare sostanzialmente la certezza che non verrà pagato poiché legherebbe il PDR a parametri che da anni non vengono raggiunti e che, con questa gestione, non verranno mai raggiunti in futuro. Non c’è nessuna possibilità invece che il PDR sia legato agli stessi parametri che consentono ai “colleghi” giornalisti di percepirlo con regolarità da anni.

Nel silenzio generale dei lavoratori, dei sindacati e dei “tartufi”, lasciamo che qualcuno brindi alla Rai continuando a bere champagne.

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