Santoro in RAI? Quasi…

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Caro Michele Santoro,

superfluo dirle che siamo contenti del suo ritorno in RAI, un Michele Santoro è meglio averlo tra gli amici che tra i nemici. Il suo progetto ambizioso e in parte innovativo riempie quello spazio di contratto di servizio lasciato per troppo tempo vuoto e incompiuto nel palinsesto di RAI DUE e di questo la ringraziamo.

Lei nella conferenza stampa presso gli ameni locali di Viale Mazzini ha affermato : “Sono contento di essere in RAI e non per decisione giudiziaria. Sono e mi considero un figlio della RAI. Sono cresciuto non in questo palazzo ( Viale Mazzini n.d.r) ma dentro le zone nelle quali il prodotto si fa!”
Molto belle le sue parole, scaldano il cuore di chi vive di qualità, prodotto e servizio pubblico. E’ il nostro ossigeno, il nostro sudore e sangue che arriva al cervello e ci rende orgogliosi ogni qual volta si passa il tesserino ad inizio turno.

Che delusione però caro collega RAI Michele Santoro; che delusione vedere la sua trasmissione “Italia” essere prodotta interamente fuori dalla sua “ZERO STUDIOS” e alla presenza di un solo DELEGATO RAI. Che enorme tristezza vedere al contempo umiliate le tante professionalità pronte ad accoglierla come il salvatore dell’azienda soprattutto dopo le ferali scelte amministrative nell’ambito del TALK POLITICO con ascolti degni di un cimitero comunale.

Non discettiamo circa la qualità tecnica della sua società di produzione, ma ci permettiamo solo di ricordarle la puntata di SERVIZIO PUBBLICO realizzata per LA7 presso gli studios di Cinecittà in ROMA nel febbraio del 2012, dove ospitò i dipendenti RAI per parlare della crisi dell’azienda di servizio pubblico che appaltava selvaggiamente fuori per far lavorare gli “amici degli amici” e i parenti. Quelli che intervistò quando lavorava per LA7 eravamo sempre noi che ora le rimproverano di utilizzare lo stesso pericoloso metodo del prodotto interamente in appalto alla faccia del contribuente che paga 12.000 dipendenti per fare servizio pubblico ma che, a causa del metodo selvaggio che propone anche lei, costringe alle braccia conserte interi reparti, mentre gli stessi non vedono l’ora di essere coinvolti con i suoi ottimi progetti.

Anche lei sarà d’accordo sulla trasparenza aziendale che attualmente è poco applicata in RAI, la invitiamo dunque a dichiarare per correttezza nei “titoli di testa” che il suo programma è prodotto e realizzato da una società di produzione di sua proprietà e non dalla RAI.

Detto questo l’aspettiamo per rinnovare i vecchi fasti di Annozero, l’ultima trasmissione interamente RAI di approfondimento politico in grado di capitalizzare gli ascolti.
Con la RAI è possibile, basta volerlo dimenticando gli interessi personali e ci permetta di dire ANCHE I SUOI!

 

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