PER CHI “SUONA” LA RIFORMA?

CAMPANA

Nel paese delle mafie capitali e nazionali, nel momento in cui gli amministratori della cosa pubblica esercitano l’interesse privato, la riforma governativa della RAI che impone il concetto del’ uomo forte al comando rischia di trarre in inganno. Non di un uomo forte al SERVIZIO DEL GOVERNO ha bisogno la RAI ma di forti motivazioni e competenze per dare al paese un PUBBLICO SERVIZIO.

E’ da molto tempo che il Servizio Pubblico RAI sta percorrendo la via del tramonto e ora si trova ad un bivio. E’ il momento delle scelte: si può percorrere la strada della legge RENZIANA che la trasforma nel MINISTERO DELLA PROPAGANDA e DEGLI AFFARI DI STATO, o si sceglie la strada che attraverso un percorso virtuoso porti l’azienda di Servizio Pubblico ad operare nel puro e nobile interesse di un PAESE CHE DEVE RISORGERE.

L’emergenza sociale e culturale del paese nonché la crisi dell’istituzione scolastica impongono alla RAI di tornare ad esercitare la funzione di volano attraverso l’informazione e l’educazione CIVICA quale generatrice di COESIONE SOCIALE.
La RAI ha tutte le risorse economiche e professionali interne per conseguire questi obiettivi, è pero necessario spezzare il GUINZAGLIO che la lega ai partiti e agli affari privati.

E’ necessario scrivere una riforma che consideri la RAI un BENE COMUNE in cui le risorse siano certe e il loro utilizzo trasparente, in cui gli investimenti si trasformino in SERVIZIO PER L’UTENTE che paga il canone e che deve avere un servizio in cambio. La riforma del Demostene di Rignano sull’Arno riduce le dimensioni della Rai ma la conferma nella funzione di CARROZZONE per NANI E BALLERINE che all’ombra di un uomo forte di nomina governativa continueranno a praticare le VECCHIE CATTIVE ABITUDINI ITALICHE, questo sostanzialmente significherebbe l’eliminazione dello strumento che potrebbe esercitare il nobile fine di EDUCARE, INTRATTENERE ED INFORMARE.

La RAI è ad uno storico bivio, ma lo è anche il paese il quale non può subire una riforma che attenta alla vita del paese e rischia di dilaniare ancora di più il tessuto sociale. E tutto questo per una manciata di voti, per un’ospitata in più sulle poltrone di Porta a Porta e di quelle trasmissioni utili solo ai partiti e ai troppi interessi di pochi. La RAI non è questione politica, non è un anagramma per i salotti di lusso, la RAI sarà PENSIERO FINALMENTE LIBERO se la si lascia funzionare senza condizionamenti di sorta ma con EFFICACI E SERI CONTROLLI.

La riforma non può essere scritta per i bisogni di CONFINDUSTRIA e delle AZIENDE CONCORRENTI, per gli interessi di pochi a discapito di molti, le forze politiche tutte devono recepire le istanze di cittadini a cui ci associamo noi dipendenti. Da dipendenti conosciamo VIZI VIRTU E POTENZIALITA’, noi conosciamo la strada per CAMBIARE SENZA DISTRUGGERE. Abbiamo LAVORATO affinché in commissione parlamentare si recepissero molti emendamenti al disegno di legge nella speranza di cambiare finalmente per chi “suona” la riforma.

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