LETTERA APERTA ALL’AMMINISTRATORE DELEGATO RAI ANTONIO CAMPO DALL’ORTO.

04/07/2012 Milano, summit Internazionale Upa, nella foto Antonio Campo Dall'Orto Vicepresidente Viacom

04/07/2012 Milano, summit Internazionale Upa, nella foto Antonio Campo Dall’Orto

Egregio DG/AD Antonio Campo dall’Orto,

non avendo lei aperto con i lavoratori RAI nessun canale di comunicazione siamo costretti a scriverle una LETTERA APERTA per manifestarle alcune perplessità che le sue prime azioni ci hanno destato. Dal giorno del suo incarico non ha mai trovato il tempo per delineare pubblicamente il progetto gestionale che ha in mente di realizzare, solo dichiarazioni stampa e poco altro. Siamo pertanto costretti ad interpretare le sue azioni per comprendere le sue reali intenzioni. Iniziamo con l’osservare che ha scelto di avvalersi di collaboratori per la maggior parte scelti al di fuori della RAI. Ciò lo traduciamo con la mancanza di fiducia nei confronti della dirigenza interna. Purtroppo però ha anche scelto di non chiudere i rapporti di lavoro con la dirigenza di cui non ha apprezzato le qualità, caricando sulle fragili casse della RAI costi, stando così le cose, da ritenersi non necessari.

Apprezziamo invece il progetto di coordinamento per le offerte editoriali e artistiche che ha messo in campo e speriamo che al più presto si adoperi per riorganizzare l’azienda e renderla più efficiente utilizzando al meglio le risorse umane interne spesso male utilizzate o non utilizzate affatto. Risorse umane spesso umiliate che per troppo tempo hanno visto prevalere gli interessi di pochi sui valori collettivi e hanno assistito al degrado dell’azienda parcheggiati dietro ad una scrivania senza nemmeno una piantina da curare. Spesso ci è stato impedito di contribuire con la nostra professionalità e siamo stati esclusi dalle scelte editoriali e produttive, anche questo ha causato la perdita di qualità e di pubblico. Ieri come oggi molti dipendenti appassionati hanno tentato di percorrere tutte le strade per far emergere queste criticità.

Da sempre, (come singoli, come associazioni e sindacati) abbiamo chiesto che ci fosse consentito di esprimerci con la professionalità di cui siamo capaci. Abbiamo chiesto un luogo di raccolta e valutazione trasparente delle nostre proposte per l’ideazione e la realizzazione di contenuti editoriali, artistici e la ricerca di soluzioni tecniche che molti di noi sono in grado di suggerire. Ma anche di poter contribuire con proposte per lo snellimento organizzativo, produttivo al fine di rendere migliore il lavoro e quindi il prodotto.
Indipendentemente dall’età anagrafica siamo grintosi come al primo contratto, orgogliosi di essere Servizio Pubblico e vogliosi di contribuire.
Per questo le sottoponiamo alcune semplici segnalazioni per poter meglio comprendere cosa potrebbe significare per i vertici aziendali aprirsi all’ascolto dei nostri suggerimenti.
Iniziamo ad esempio con il chiedervi se avete idea di dove vadano a finire le migliaia di ore girate dai vari programmi.
Oggi redazioni testate partono con troupe, filmaker, e mezzi di ogni tipo, spesso accavallandosi sugli stessi eventi, per riportare in azienda enormi quantità di materiale grezzo di cui vengono utilizzati solo frammenti. Che fine fa tutto ciò che non viene immediatamente utilizzato ?
Nonostante il digitale consenta la rapida acquisizione del materiale per la successiva fruizione collettiva, la quasi totalità del materiale girato resta inutilizzato e “disperso” nelle redazioni e nelle varie salette di montaggio. Basterebbe che questo materiale fosse catalogato ed archiviato per dotare, a costi ridotti, la RAI di un patrimonio inestimabile, utilizzabile secondo necessità in altri momenti. Un tale archivio comune eviterebbe inoltre la realizzazione di ulteriori riprese risparmiando i relativi costi. Purtroppo il digitale ed i sistemi di archiviazione che esso rende possibili non hanno ancora raggiunto tutte le sedi regionali, ma anche nelle sedi tecnologicamente avanzate, dove il digitale è una tecnologia disponibile l’azienda non ha mai intrapreso questo tipo di attività.

Molte sono le scelte insensate che si eviterebbero se solo l’azienda si degnasse di avvalersi della nostra esperienza. Per farle ancora un esempio pratico che le può fornire le basi per una riflessione le segnaliamo ad esempio i supporti di registrazione video XDcam , che sono riutilizzabili infinite volte ma per la RAI troppo spesso vengono utilizzati solo una volta per poi finire dimenticati in qualche armadio in un sotterraneo. Sul mercato costano 15 euro circa (23Gb) o 30 euro circa per il formato di 50Gb e ne vengono usati decine di migliaia con uno spreco che non ha giustificazioni, anche e soprattutto per i preziosi contenuti, che forse andranno perduti per sempre.

Per fare un altro esempio c’è il problema, non da poco, relativo alle “esclusive” di cui spesso singoli programmi si appropriano a fini “personalistici” (di singoli autori/inviati, o del dirigente di turno) cagionando danni a tutta l’azienda. Per rendere chiaro il concetto, si verifica qualche volta che sul luogo di un evento inatteso una troupe di una trasmissione RAI riesca in esclusiva a riprendere l’evento. Tale ripresa non viene immediatamente condivisa con tutta l’azienda ma lasciata nella disponibilità del singolo programma a cui faceva capo la troupe. Ancor una volta gli interessi dei singoli danneggiano il Bene Comune del Servizio Pubblico, ha senso?
Le chiediamo, quali sono i danni per un’azienda così gestita?
E quanto perdono i cittadini destinatari del Servizio che diamo ?
Per questo va intrapresa un’ opera di coordinamento che presuppone una sorta di “rivoluzione culturale” dove al vantaggio dei singoli si sostituisca il bene Aziendale. Non chiediamo la rivoluzione delle parole o la creazione di ulteriori strutture -anzi secondo noi andrebbero ridotte- ma CHIEDIAMO FATTI.

I lavoratori possono essere il tessuto su cui intraprendere questa rivoluzione culturale attivando meccanismi di apertura all’ascolto e al confronto sui singoli temi. Se queste saranno le vostre scelte allora

NOI CI SAREMO!

Continua…

RAI Bene Comune-Indignerai

You may also like...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *