Lettera aperta ai componenti del CDA RAI

La statua del ''Cavallo morente '' di Francesco Messina, esposta all'ingresso della sede Rai di viale Mazzini a Roma, in una foto d'archivio. ANSA / GUIDO MONTANI

La statua del ”Cavallo morente ” di Francesco Messina, esposta all’ingresso della sede Rai di viale Mazzini a Roma, in una foto d’archivio.
ANSA / GUIDO MONTANI

Gentili consiglieri di amministrazione RAI,

apprendiamo di essere alla vigilia di una serie di riunioni del Consiglio di Amministrazione da molti indicate come importanti per il futuro prossimo venturo della Rai.
Indipendentemente dalle questioni che saranno affrontate e dalle decisioni che potranno essere prese, vorremmo ancora una volta sommessamente rappresentare la situazione di enorme disagio che vivono migliaia di lavoratori Rai spaventati per la pericolosa china assunta dai conti dell’Azienda, come evidenziato dall’ultimo bilancio. Un andamento che somiglia troppo da vicino a quello che ha determinato, negli ultimi anni, il tracollo di “Alitalia”.

Se non erriamo nella interpretazione del bilancio approvato, mentre da un parte vengono pressoché dilapidati -non si sa come- oltre duecento milioni di euro di maggiori entrate da canone, con un aumento significativo anche dell’ esposizione bancaria, dall’altra vengono letteralmente “insultati” i lavoratori Rai mistificando il Premio di Risultato, cui avevano diritto per precisi accordi contrattuali, per una gentile elargizione non dovuta (tassata come tale al 40% anziché al 10%), e negando in maniera aberrante e squalificante l’aumento dei minimi dopo oltre 40 mesi di vacanza contrattuale!

Un imbarbarimento delle relazioni industriali che non ha precedenti nella lunga storia Rai; quasi che la colpa della precaria tenuta dei conti aziendali sia da ascrivere a lavoratori che non vedono da quasi 4 anni un solo euro di aumento in busta paga (e che quindi non hanno pesato in alcun modo sul bilancio), invece che ad una amministrazione verticistica e permeabile che troppo spesso si contraddistingue per un ricorso troppo “allegro” e disinvolto ad appalti e consulenze anche per attività che potrebbero tranquillamente essere svolte da interni. Il tutto senza considerare i costi per le decine di assunzioni di “professionalità (se tali sono davvero…) esterne” con procedure che Anac ha evidenziato essere in contrasto con la normativa interna anticorruzione.
Gradiremmo conoscere il punto di vista del Consiglio di Amministrazione in merito a questi delicati punti, ed in particolare sapere se condivide l’assunto per cui è giusto che a rimetterci siano sempre i lavoratori: padri e madri di famiglia, giovani apprendisti e non, impossibilitati allo stato, per colpe non proprie, a vedersi riconoscere il giusto aumento dei minimi (attenzione…per buste paga lontane anni luce da quelle ora calmierate con il tetto di 240.000 euro) dopo oltre 40 mesi di vacanza contrattuale.

Se è vero, come è vero, che oggi nessuno contesta le enormi responsabilità della “politica” e di chi ha gestito “Alitalia” nella disastrosa situazione determinatasi per la compagnia di bandiera, allora confidiamo sin da ora nel senso di responsabilità degli amministratori aziendali Rai per evitare il protrarsi di politiche che favoriscano il progressivo declino economico, umano e morale dell’Azienda tutta.

Il futuro del servizio pubblico RAI è anche nelle vostre mani.

Con viva cordialità.

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