IL SERVIZIO PUBBLICO IN EUROPA-MODELLI A CONFRONTO-

Quel-che-resta-della-crisi

France Télévision – Francia

Finanziamento: Misto, canone + pubblicità.

Nomine: C’è un consiglio di amministrazione che dura in carica 5 anni ed è composto da un Presidente più 14 membri: due parlamentari designati da commissioni incaricate degli affari culturali dell’assemblea nazionale e del senato, cinque rappresentanti dello Stato, cinque indipendenti, nominati dal Conceil superieur de l’audiovisuel, due rappresentanti del personale.

Controllo: Lo Stato detiene la totalità del capitale. L’incarico di regolare e vigilare è affidato a una autorità amministrativa indipendente, i cui 9 membri sono nominati con decreto del presidente della Repubblica.

 ZDF – Germania

Finanziamento: Misto, canone + pubblicità. Nomine: Il direttore generale è eletto dal consiglio la cui composizione deriva dai “gruppi socialmente rilevanti” menzionati nel trattato della ZDF. Controllo: Il servizio pubblico è completamente indipendente e autonomo, tanto che nel 2007, il Cda delle emittenti pubbliche ha citato in giudizio gli Stati federati per indebita ingerenza. E il ricorso è stato accettato dalla Corte Suprema.

 RTVE – Spagna

Finanziamento: Misto, finanziamento pubblico e tassa sugli operatori privati di tv e telefonia (canone abolito poco dopo la fondazione nel 1956). Nomine: Il consiglio di amministrazione che dura in carica 6 anni gestisce l’amministrazione della società. A capo c’è il presidente, affiancato da nove membri. Questi sono scelti dal Parlamento. Il Congreso de Los Disputados nomina tra i nove consiglieri un presidente che ricopre sia il ruolo di presidente della società che quello di presidente del Consiglio di amministrazione. Controllo: Una legge del 2006 (la n.17) parla della creazione dei Consigli dei media: «organi interni con la partecipazione dei professionisti dei media della RTVE, progettati per salvaguardare l’indipendenza, l’obiettività, e la verità delle informazioni diffuse».

BBC – Gran Bretagna

Finanziamento: Esclusivo, solo da canone. BBC World News solo da pubblicità. Nomine: Il Bbc Trust definisce le strategie dell’emittente, è un executive board ed è responsabile della gestione operativa. Per garantire i diritti dei telespettatori è stata creata la ‘Royal Charter’, che contiene le linee guida del servizio pubblico. Il documento viene rinnovato ogni dieci anni. Controllo: Sono due le autorità a cui è soggetta la BBC. La BSC si occupa di vigilare sul trattamento della privacy. Ofcom è l’ente regolatorio per il settore delle comunicazioni nell’UK, il cui board definisce la direzione strategica della BBC.

RAI RADIO TELEVISIONE ITALIANA (scadenza concessione di servizio pubblico nel maggio del 2016)

La Rai, concessionaria del servizio pubblico e radiotelevisivo, è una società per azioni (come stabilito nello Statuto) controllata per il 99,56% dal ministero dell’Economia e per il restante 0,44% dalla SIAE. La legge Gasparri (2004) e il testo unico della Radiotelevisione (2005) ne stabiliscono funzionamento e compiti.

> Finanziamento misto

– Il 60% dei ricavi arrivano dal canone di abbonamento che ricordiamo registra un evasione pari al 27% degli utenti (circa 600 milioni di euro l’anno).

-Il 30% dei ricavi arrivano dalla pubblicità.

-10% registrati come altri ricavi.

> Governance

Il Consiglio di amministrazione è composto da 9 membri che durano in carica 3 anni. La nomina dei consiglieri, dopo la legge Gasparri, si svolge in questo modo: il Parlamento tramite la Commissione parlamentare di Vigilanza sceglie 7 membri. Il governo – tramite il ministero dell’Economia – ne sceglie un altro più il Presidente. Il direttore generale, in carica per 3 anni, viene votato dal consiglio di amministrazione dopo la nomina del ministero del Tesoro. Il cda decide anche i direttori di rete e i direttori dei telegiornali. Un meccanismo di lottizzazione che porta la politica al dominio degli organi direttivi della Rai, attraverso spartizioni (tra maggioranza e opposizione) e nomine.

> Contratto di servizio

È un accordo che la Rai e il ministero del Tesoro rinnovano ogni 3 anni. Individua i compiti necessari della società concessionaria per svolgere il servizio pubblico. Ma proprio sulle firma del Ministero del Tesoro sono nate delle riserve. Nel 1975, infatti, la legge n.103, sancì il passaggio del controllo del servizio pubblico dal governo al Parlamento in nome dell’indipendenza, l’obiettività e il pluralismo. Proprio per questo motivo, Gilberto Squizzato, ex giornalista Rai, nel suo libro La tv che non c’è. Come e perché riformare la Rai (2010) si domanda cosa c’entri la firma del ministro, espressione di controllo del governo.

«Se per caso – sottolinea Squizzato – il contratto di Servizio fosse disatteso dalla Rai anche per una sola delle voci (elencate dal contratto stesso) chi dovrebbe risponderne? Il suo presidente? Il consiglio di amministrazione? Il direttore generale? I direttori di testata? Oppure bisognerebbe rescinderlo e magari affidare il servizio pubblico radiotelevisivo a un’altra emittente?»

> Codice etico

Se il Contratto di Servizio stabilisce, come scrive sempre Squizzato, la varietà merceologica che la Rai deve fornire al pubblico pagante, è la Rai stessa, e qui siamo al paradosso, che con un proprio Codice Etico (Documento approvato dal Cda che rappresenta i valori in cui il gruppo Rai si riconosce), stabilisce da sé le proprie finalità.«Insomma la Rai si dà i compiti e si controlla se stessa».

Tra l’altro, e questo è uno dei punti deboli, il Codice afferma che il pluralismo «deve avere riscontro nei singoli programmi». «È facile verificare l’impraticabilità, e dunque l’assurdità, di questa prescrizione: com’è possibile, in tutti i singoli programmi applicare il pluralismo (dalla partita di calcio al settimanale giornalistico, alla fiction alla trasmissione scientifica). L’unico pluralismo effettivamente realizzabile è quello che si manifesta nell’articolazione di un palinsesto vario e completo e con la diversità di voci, culture, orientamenti che vi si esprimono», commenta Squizzato.

> Organico

Al 31 dicembre 2012 l’organico Rai in totale è di 13.158 persone. Con un costo per il lavoro subordinato pari a 1 miliardo di euro.

Dai dati forniti da Gubitosi nell’audizione in vigilanza Rai del giugno 2013 emergono le retribuzioni dei dirigenti e dei giornalisti dirigenti. Ai primi in media va un compenso annuo di 155.000 euro, mentre ai secondi di 147 mila euro. Con i massimi che raggiungono i 500.000 euro e i minimi 100.000. Ma quali sono i criteri di assunzione in Rai? Sempre secondo i dati di Squizzato solo il 20% del personale è assunto con concorso. La pratica della chiamata diretta continua a verificarsi: uno degli ultimi casi è quello delle 35 assunzioni dal bacino della scuola di Perugia fatte dalla Rai la scorsa estate. Come anche quella della segnalazione politica, definita come uno dei problemi maggiori della Rai da parte del dg Gubitosi, in una audizione in vigilanza Rai nel giugno scorso (pag. 10):
(…) i progressi di carriera non sono stati determinati, per troppi anni, da competenza e merito, ma, al contrario, hanno subìto spesso influenze esterne. (…) Per lunghissimo tempo (…) le nomine, non solo quelle apicali, ma spesso anche quelle intermedie, sono state, in molte occasioni, decise sulla base di criteri di appartenenza e fedeltà. Questo comporta che nel tempo sia stata minata una cultura aziendale basata sui valori comuni delle persone, valori di crescita, di competenza, di merito (…).

Anche la modalità dei contratti firmati dalla Rai ha creato negli anni continui problemi e spese legali. Nel 2010 Sergio Rizzo scriveva sul Corriere della sera che le cause di lavoro aperte dalla Rai «erano ben 1.309, a fronte di 13.313 dipendenti in tutto il gruppo». Un contenzioso legale che nel 2011 ebbe «un costo complessivo di 105 milioni di euro», scriveva Giovanni Florio, su Lettera43 un anno fa.

Cambiare si deve, cambiare si può!

Articolo tratto dai  quotidiani del Gruppo Espresso  e Valigia Blu.

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