Fondo per il Pluralismo o fondo per la Propaganda?

commissione

 

 

Il 4 ottobre è stato approvato definitivamente il disegno di legge per l’editoria all’interno del si istituisce il c.d. fondo per il pluralismo che prevede lo stanziamento di euro 100 milioni per gli anni 2016-2018 coperti da una quota dell’extra gettito del canone RAI (rif, art 1 comma 2 lettera c) L’art 4 della legge ci ricorda che sarà il governo a decidere, con apposito decreto, a chi saranno destinate le risorse del suddetto fondo:

Il Fondo e’ annualmente ripartito tra la Presidenza del Consiglio dei ministri e il Ministero dello sviluppo economico, per gli interventi di rispettiva competenza, sulla base dei criteri stabiliti con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, adottato di concerto con i Ministri dello sviluppo economico e dell’economia e delle finanze. Le somme non impegnate in ciascun esercizio possono esserlo in quello successivo. Le risorse di cui alle lettere c) e d) del comma 2 sono comunque ripartite al 50 per cento tra le due amministrazioni; i criteri di ripartizione delle risorse di cui alle lettere a) e b) del medesimo comma 2 tengono conto delle proporzioni esistenti tra le risorse destinate al sostegno dell’editoria quotidiana e periodica e quelle destinate all’emittenza radiofonica e televisiva a livello locale. Il decreto di cui al primo periodo può prevedere che una determinata percentuale del Fondo sia destinata al finanziamento di progetti comuni che incentivino l’innovazione dell’offerta informativa nel campo dell’informazione digitale attuando obiettivi di convergenza multimediale. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, sono definiti i requisiti soggettivi, i criteri e le modalità per la concessione di tali finanziamenti; lo schema di tale decreto e’ trasmesso alle Camere per l’espressione dei pareri delle Commissioni parlamentari competenti per materia, che si pronunciano nel termine di sessanta giorni dalla data di trasmissione, decorso il quale il decreto può comunque essere adottato. Il Presidente del Consiglio dei ministri, qualora non intenda conformarsi ai pareri parlamentari, trasmette nuovamente il testo alle Camere con le sue osservazioni e con eventuali modificazioni, corredate dei necessari elementi integrativi di informazione e motivazione. Le Commissioni competenti per materia possono esprimersi sulle osservazioni del Presidente del Consiglio dei ministri entro il termine di dieci giorni dalla data della nuova trasmissione. Decorso tale termine, il decreto puo’ comunque essere adottato. Si tratta dunque dell’ennesima delega che il governo si prende per gestire le risorse derivate da canone che numerose sentenze della Corte di Cassazione e Corte Costituzionale hanno stabilito essere un’imposta di scopo. Nel merito, il centro studi della VII commissione, ha fornito un preciso parere (vedi foto) durante l’esame della legge di stabilità 2017 che prevede per l’anno in corso una ulteriore riduzione del canone da 100 a 90 euro.

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Riteniamo inoltre che il finanziamento ad imprese Radio Televisive private, attraverso un fondo finanziato anche con risorse destinate al servizio pubblico RAI, possano profilarsi come AIUTO DI STATO. Infatti le emittenti private che riceveranno parte di finanziamenti derivanti da canone RAI, a differenza della concessionaria di servizio pubblico, non sono soggette ad alcun particolare obbligo di servizio pubblico, a nessuna concessione, o alla sottoscrizione di un contratto di servizio. A tal proposito l’associazione RAI BENE COMUNE- IndigneRAI- produsse una lettera indirizzata alla Direzione Generale per la Concorrenza e Aiuti di Stato della Commissione Europea. La lettera è del primo febbraio del 2016 e si faceva riferimento alla precedente legge di stabilità che stabiliva l’ammontare del fondo a 50 milioni di euro (ora portato a 100 milioni di euro). Ecco il testo:

Alla cortese attenzione della Commissione Europea
Direzione generale Concorrenza
Protocollo Aiuti di Stato
B-1049 Bruxelles
Fax (32-2) 296 12 42
stateaidgreffe@ec.europa.eu
e p.c
Commissione europea
Segretariato generale
B-1049 Bruxelles
Fax: (32-2) 296 43 35
sg-plaintes@ec.europa.eu

OGGETTO:
AIUTI DI STATO DERIVANTI DALLA LEGGE DI STABILITA’ COMMA 152-162 CANONE RAI.
Il parlamento Italiano in data 28 dicembre 2015, ha approvato definitivamente il testo di LEGGE DI STABILITA’ 2016.
Di seguito il link del testo definitivo pubblicato in gazzetta:

http://www.gazzettaufficiale.it/…/vediMenuHTML;jsessionid=q…

Il testo di legge è basato su di un unico articolo sviluppato in 999 commi. Dal comma 152 si norma la materia del CANONE RADIOTELEVISIVO.
Il comma 160 in particolare afferma:
“160. Per gli anni dal 2016 al 2018, le eventuali maggiori entrate
versate a titolo di canone di abbonamento alla televisione rispetto
alle somme già’ iscritte a tale titolo nel bilancio di previsione per
l’anno 2016 sono riversate all’Erario per una quota pari al 33 per
cento del loro ammontare per l’anno 2016 e del 50 per cento per
ciascuno degli anni 2017 e 2018, per essere destinate: a)
all’ampliamento sino ad euro 8.000 della soglia reddituale prevista
dall’articolo 1, comma 132, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, ai
fini della esenzione dal pagamento del canone di abbonamento
televisivo in favore di soggetti di eta’ pari o superiore a
settantacinque anni; b) al finanziamento, fino ad un importo massimo
di 50 milioni di euro in ragione d’anno, di un Fondo per il
pluralismo e l’innovazione dell’informazione, da istituire nello
stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico; c) al
Fondo per la riduzione della pressione fiscale, di cui all’articolo
1, comma 431, della legge 27 dicembre 2013, n. 147, e successive
modificazioni. Le somme di cui al presente comma sono ripartite con
decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con
il Ministro dello sviluppo economico, che stabilisce altresì’ le
modalità’ di fruizione dell’esenzione di cui alla lettera a), ferma
restando l’assegnazione alla società’ RAI-Radiotelevisione italiana
Spal della restante quota delle eventuali maggiori entrate versate a
titolo di canone di abbonamento. Le quote delle entrate del canone di
abbonamento già’ destinate dalla legislazione vigente a specifiche
finalità’ sono attribuite sulla base dell’ammontare delle predette
somme iscritte nel bilancio di previsione per l’anno 2016, ovvero
dell’ammontare versato al predetto titolo nell’esercizio di
riferimento, se inferiore alla previsione per il 2016. Le somme di
cui al presente comma non impegnate in ciascun esercizio possono
esserlo in quello successivo. “
In buona sostanza lo Stato Italiano cede 50 milioni di euro ad alcune emittenti locali per finanziare e per promuovere un fondo per pluralismo dell’informazione che assorbirà anche il fondo di bilancio statale per le emittenti radiofoniche e televisive. Ricordiamo che quest’ultimo capitolo di bilancio è slegato da risorse derivate da canone RAI.
Considerato che:
numerose sentenze della Corte Costituzionale e di Cassazione stabiliscono che il Canone è imposta di scopo (finanziamento del servizio pubblico) e di possesso.
La nostra Associazione ritiene che la norma violi l’articolo 107 al paragrafo 1 del TFUE (aiuti di stato) in quanto la scelta di assegnare dei finanziamenti ad alcune TV locali potrebbe incidere sulla libera concorrenza influenzando il mercato. Uno o più enti saranno delegati dal Governo per scegliere le emittenti più meritevoli secondo criteri sconosciuti all’atto della promulgazione della LEGGE DI STABILITA’ 2016.
Aggiungiamo che la Commissione Europea con la sentenza relativa alla petizione n° 1633/2012 afferma che:
“A tal riguardo, il compito della Commissione è di monitorare la conformità con le norme dell’UE in materia di aiuti di Stato. In particolare, come chiarito nella comunicazione sul servizio di emittenza radiotelevisiva, la Commissione deve valutare se gli aiuti di Stato concessi all’emittente pubblica si limitano a quanto necessario per finanziare gli obblighi di servizio pubblico chiaramente definiti che le sono stati affidati, e verificare che tale aiuto non causi inutili distorsioni della concorrenza. A patto che tali condizioni siano rispettate, il finanziamento statale della radiodiffusione pubblica può essere considerato compatibile con il
mercato interno.”
Considerato che il finanziamento derivato da Canone è frutto di un Contratto di Servizio e una Concessione Governativa, riteniamo illegittimo il finanziamento ad emittenti che non abbiano sottoscritto nessun contratto di servizio e prive della contabilità separata predisposta per RAI al fine di regolamentare e ricevere il finanziamento statale derivato dai soldi dei cittadini dello Stato Italiano.
Chiediamo quindi alla Ecc.ma Commissione Europea di esprimersi nel caso di specie, prima che gli effetti della legge possano tradursi in distorsioni del mercato contrarie alle normative europee sugli AIUTI DI STATO.
Con osservanza,
Associazione RAI BENE COMUNE- IndigneRAI-

La commissione europea ha risposto alla lettera dicendo che l’associazione non è soggetto interessato direttamente ad un eventuale danno relativo agli aiuti di stato (vedi seguente foto):

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E’ interessante notare che le possibili violazioni che abbiamo denunciato sono state citate nelle osservazioni relative al parere della XIV Commissione permanente per le politiche Europee che rileva come l’istituzione del fondo e la sua gestione possano essere passibili di violazioni dell’art. 107 e 108 del TFUE.

parere

Non bisogna dimenticare che la RAI è destinataria delle risorse pubbliche derivanti dal canone esclusivamente sulla base della concessione Stato-RAI e di uno specifico contratto di servizio. Chiediamo al parlamento e governo di rivedere il finanziamento del fondo per il pluralismo. Il canone RAI, come ricordano numerose sentenze (n°284 del 2002 al punto 3), è da considerarsi come tassa di scopo. Inoltre la sentenza numero 155 del 2002 ha affrontato l’argomento del pluralismo informativo legandolo a una concessione e al rispetto del contratto di servizio. Forti sono le parole della Corte che afferma che non basta essere un’emittente privata per custodire libertà d’informazione e pluralismo. Abbiamo paura che sia un modo per il Governo di controllare o avere il favore di emittenti private, si chiede un percorso parlamentare in grado di produrre un condiviso e trasparente criterio di scelta per i destinatari del fondo e chiediamo di stanziare una somma per l’eventuale Fondo non più proveniente dal Canone RAI ma ricavato da una specifica voce di bilancio svincolata dalle risorse da Canone che dovranno essere interamente riversate a RAI per svolgere correttamente i compiti di Servizio Pubblico.

Il Senatore Massimo Cervellini ha elaborato un’interrogazione parlamentare a risposta orale indirizzata al

Presidente del Consiglio, MISE e MEF sulla base della documentazione che l’associazione RAI BENE COMUNE
gli ha inviato. Il Senatore e il gruppo di Sinistra Italiana ritengono plausibili le osservazioni secondo le quali
nell’istituzione del c.d. Fondo per il Pluralismo, interamente finanziato con risorse derivate da canone RAI,
possano nascondersi degli aiuti di stato ad alcune TV private scelte con criteri sconosciuti per decreto
governativo. Si fa notare ai destinatari dell’interrogazione che il canone RAI è imposta di scopo e deve essere
interamente consegnato a RAI e non può essere utilizzato per altri scopi come evidenziato anche dal centro
studi della VII commissione parlamentare e da numerose sentenze della Corte Costituzionale.
Di seguito l’interrogazione depositata.

INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE

Al Presidente del Consiglio dei ministri
Al Ministro dello sviluppo economico
Al Ministro dell’economia e finanze

Premesso che

con la legge n. 198 del 26 ottobre 2016 è stato istituito il Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione nello stato di
previsione del Ministero dell’Economia e delle Finanze;
in tale Fondo confluiscono tra gli altri, come previsto alla lettera c) del comma 2 dell’articolo 1: “una quota, fino ad un importo massimo
dei 100 milioni di euro in ragione d’anno per il periodo 2016-2018, delle eventuali maggiori entrate versate a titolo di canone di
abbonamento alla televisione, di cui all’articolo 1, comma 160, primo periodo, lettera b) della legge 28 dicembre 2015, n. 208, come
sostituita dall’articolo 10, comma 1 della presente legge”;
che numerose sentenze della Corte Costituzionale e di Cassazione stabiliscono che il canone è imposta di scopo, in quanto finanziamento
del servizio pubblico, frutto di un Contratto di Servizio e una Concessione Governativa, e di possesso;
che, come previsto dal comma 4 dell’articolo 1 della legge n. 198/2016, “il Fondo è annualmente ripartito tra la Presidenza del Consiglio
dei Ministri e il Ministero dello Sviluppo Economico, per gli interventi di rispettiva competenza, sulla base dei criteri stabiliti con decreto
del Presidente del Consiglio dei ministri, adottato di concerto con i Ministri dello sviluppo economico e dell’economia e delle finanze.”;

considerato che

In sede di discussione la XIV Commissione permanente della Camera dei Deputati ha espresso parere favorevole a condizione che fosse
esplicitato che la destinazione delle risorse del Fondo avvenga in conformità con la disciplina europea in materia di aiuti di stato di cui
agli articoli 107 e 108 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea (TFUE)
l’articolo 2, della legge n. 198/2016 prevede che “il Governo è delegato ad adottare, entro sei mesi dall’entrata in vigore della presente
legge, uno più decreti legislativi aventi ad oggetto la ridefinizione della disciplina dei contributi diretti alle imprese editrici di quotidiani e
periodici, la previsione di misure per il sostegno agli investimenti delle imprese editrici e dell’emittenza radiofonica e televisiva locale”,
definendo quindi la platea dei beneficiari e i criteri di calcolo dei contributi;
che la concessione di finanziamenti ad alcune emittenti locali potrebbe incidere sulla libera concorrenza influenzando il mercato;

per sapere

come intendano tener presente la raccomandazione della Commissione per le politiche dell’Unione Europea, evitando la violazione degli
articoli 107 e 108 del TFUE (aiuti di stato);
se, a tale scopo, non ritengano opportuno rivedere il finanziamento del Fondo per il pluralismo svincolandolo dalle risorse da canone, in
maniera da garantire che l’intero gettito del canone Rai venga destinato all’azienda concessionaria con la finalità di svolgere correttamente
i compiti di Servizio Pubblico.


Sen. Massimo CERVELLINI

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