Disegni di legge di Riforma della RAI (1880 e connessi)

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Alla spett.le 8va Commissione dei Lavori Pubblici e Comunicazioni del Senato.

Alla cortese attenzione del Presidente Altero Matteoli.

Ad un attento esame del ddl 1880 in materia di RIFORMA RAI e del servizio pubblico radiotelevisivo si evincono, a nostro parere, numerosi punti poco chiari e scarsamente efficaci sotto il profilo dell’indipendenza del servizio pubblico radiotelevisivo. Risulta una riforma che non mostra una volontà di partecipazione democratica degna delle tv europee di riferimento (vedi BBC, ZDF). Poco incline al soddisfacimento culturale e informativo dei cittadini in questo drammatico momento di crisi e di involuzione culturale.
Nella fattispecie notiamo nella premessa a pag.3 una grave anomalia della  proposta di riforma: si afferma infatti che il ddl prevede la nomina di due soli membri degli organi direttivi RAI da parte del governo. In realtà, scorrendo le righe del testo si scopre che il CDA verrà ridotto da nove a sette membri, dei quali due eletti dalla CAMERA, due dal Senato (quale quello delle regioni?) due di nomina governativa e uno facente parte dei dipendenti. Con queste premesse ci sorge il dubbio che il combinato disposto della nuova legge elettorale e della Riforma RAI così com’è rischierà di consegnare a governo e parlamento (che con l’italicum sarà’ probabilmente forte espressione del governo) 6 membri del CDA. Risulta chiaro che l’indipendenza editoriale e informativa e’ ancora a rischio, sopratutto senza una legge chiara e netta sul conflitto di interesse.
A nostro avviso il cordone ombelicale RAI-Partiti risulterà ancora una volta rinforzato dalla nuova legge.

In merito alla “ASSEMBLEA DEI DIPENDENTI”, il testo non specifica nulla di chiaro rispetto a questa “sedicente” assemblea. Come viene organizzata? Come avvengono le candidature? Quali i requisiti? Come viene gestita la votazione? Chi assicura una “cintura sanitaria” nei confronti dei sindacati e dei partiti al fine di  avere elezioni trasparenti e paritarie? Perché solo un dipendente? Perché non prendere in considerazione anche gli utenti dato che sono loro che finanziano il servizio pubblico?

Altra anomalia grave, a nostro parere, ci sembra quella espressa nell’articolo 1, relativo al CONTRATTO NAZIONALE DI SERVIZIO, in cui si usano testuali parole: “ Reca modifiche all’articolo 45 del TU, di cui al decreto legislativo del  31 luglio 2005, n°177, potenziando il ruolo del Consiglio dei Ministri che delibererà anche appositi indirizzi prima di ciascun rinnovo del contratto nazionale e prorogando la durata dei contratti da tre a cinque anni.”
A chi serve questa norma? Perché il governo, che ha già enormi poteri, deve indirizzare il contratto di servizio radiotelevisivo? Un parlamento sempre più debole, pericolosamente in mano ai partiti, sempre meno espressione dei cittadini, che decide l’indirizzo del servizio pubblico ci sembra un’ingerenza in profondo contrasto con l’articolo 21 della costituzione e che incide gravemente sull’indipendenza del servizio pubblico secondo le norme comunitarie in vigore nel nostro paese. 
Sempre all’art. 2 si definisce il ruolo dell’amministratore delegato che a nostro parere risulta essere una figura non idonea per gestire un’azienda culturale e di servizio pubblico, sopratutto se nominato con un CDA ancora evidentemente “partitizzato” e di espressione solo del Governo. A nostro avviso occorre stabilire precisi criteri di nomina degli amministratori, basati su merito, competenza, progetti editoriali ed industriali che dovranno essere vagliati da componenti terzi: ad esempio un consiglio dei garanti del servizio pubblico.

Ci suona inoltre nefasto il seguente passaggio: “La nuova governance si applicherà fintanto che non sia alienato più del 10% del capitale RAI Spa.” Cosa significa che il governo autore del ddl pensa già ad una privatizzazione della televisione pubblica per consegnarla a soggetti privati che poco hanno a che fare con il servizio pubblico e molto con il servizio privato? Gradiremmo avere risposta.
Ci risulta, inoltre, che la commissione di Vigilanza perderà’ i poteri di nomina ma continuerà’ a svolgere le funzioni di indirizzo generale e di vigilanza, anche in questo caso rimarrà’ comunque la criticità’ dell’espressione partitica nella nomina della Commissione di Vigilanza.

E ancora, all’art. 3 leggiamo le seguenti sconcertanti parole:” Pur in un quadro di accentuata efficienza aziendale ispirata al modello privatistico della società per azioni, si vogliono introdurre elementi di rilievo, quale la meritocrazia che ispira la selettività delle assunzioni, salvo figure specificamente individuate per fiduciari età o peculiarità di ruolo, anche artistico”. A chi gioverà’ quest’altro passaggio?  Noi, come associazione di dipendenti e utenti, da anni combattiamo il male interno della RAI e cioè proprio quel sistema fiduciario dei direttori di rete, capostruttura, dirigenti che nel nome dell’infungibilità chiamano professionisti esterni, pagati con i soldi dei cittadini, per fare lavori eseguibili  dal personale RAI. Scrivere su una “RIFORMA” una frase del genere è lasciare la porta aperta al solito appalto e alla clientela, veleno che ha seccato il prodotto RAI omologandolo alle TV commerciali. Una tv pubblica deve essere culla del professionista, esempio di qualità e prodotto, nave scuola per chi vuole fare informazione, spettacolo e intrattenimento. E’ contraddittorio tutto il periodo dell’articolo: la RAI deve essere il tempio della meritocrazia e non della FIDUCIARIETA’.

In materia di disciplina di finanziamento pubblico della RAI SPA noi dell’associazione RAI BENE COMUNE- IndigneRAI- siamo concordi nell’affermare che il finanziamento tramite canone risulta essere l’unica fonte per finanziare un buon servizio pubblico radiotelevisivo. Tradurre il finanziamento nella fiscalità generale spacciandolo per recupero dell’evasione è solo una fragile scusa per distrarre le risorse in base alle difficoltà dei governi, riducendo in tal modo ancor di più l’indipendenza editoriale e informativa (il caso della Tv pubblica olandese crea un grave precedente). La distrazione di risorse che ha attuato il governo Renzi nei confronti della RAI è sottoposta a parere di incostituzionalità da diverse autorevoli fonti. Il servizio pubblico deve avere fonti certe per essere espletato in piena indipendenza qualitativa ed editoriale. Come avviene per numerose TV europee il canone ha valore assoluto, e quello italiano è tra i più bassi d’Europa, come dimostrato da numerosi studi. Una buona riforma garantisce un buon prodotto offerto all’utente, prodotto che deve tener conto di numerosi investimenti tecnologici per stare al passo con l’evoluzione e la fruizione del prodotto e, senza entrate certe, non è possibile mantenere standard qualitativi elevati o quantomeno al pari degli altri servizi pubblici televisivi, perché è con loro che dobbiamo confrontarci.
L’evasione del canone, a nostro parere, si combatte con una novità nell’offerta, con novità editoriali e con prodotti nuovi e stimolanti e in linea con l’evoluzione tecnologica, si potrebbe, ad esempio, associare al bollettino del canone un buono scontovalidoun anno da utilizzare in attività culturali presso cinema, teatri, musei, acquisto libri. La copertura per losconto applicato sarà trovata dal MISE in accordo con il MIBAC.

In vista del rinnovo della concessione, in scadenza il 6 maggio del 2016, ci risultano preoccupanti le abrogazioni delle disposizioni di legge disposte all’art. 5 del ddl in esame. Vengono abrogati gli articoli 17 e 20 della legge del 3 maggio del 2004, n. 112 definiscono i compiti che deve svolgere un servizio pubblico radiotelevisivo. Ci sorge il dubbio che tutto sia stato architettato per non riaffidare la concessione a RAI,  ma delineare delle nuove condizioni che pongano sotto serio rischio lo svolgimento e l’utilitàsociale del servizio pubblico e l’apertura ad esso da parte di soggetti a totale controllo privato.

Date le criticità rilevate, dato il regime di ddl dell’articolato in esame e considerate le proposte depositate preghiamo la OTTAVA COMMISSIONE DEL SENATO di prendere in considerazione la seguente proposta di legge, frutto del lavoro di anni con associazioni di cittadini ed elaborata in basa alla nostra esperienza di dipendenti del SERVIZIO PUBBLICO RAI:

RIFORMA ASSOCIAZIONE RAI BENE COMUNE.

Art. 1

1. I Cittadini hanno il diritto ad accedere liberamente all’informazione, alla conoscenza, alla cultura ed all’intrattenimento che devono possedere requisiti di massimo pluralismo e qualità
2. Il Servizio Pubblico Multimediale provvede alla soddisfazione di questo diritto attraverso la produzione e la diffusione di contenuti testuali e audiovisivi mediante tutte le piattaforme tecnologicamente disponibili per raggiungere i cittadini Italiani ovunque essi si trovino
3. Il Servizio Pubblico Multimediale, quale strumento essenziale per realizzare un’effettiva libertà di accesso ai mezzi della comunicazione è un BENE COMUNE.
4. Il servizio Pubblico promuove attivamente lo sviluppo democratico, sociale culturale e dei diritti, in particolare, del diritto per ogni cittadino di ricevere e diffondere informazioni, idee ed opinioni mediante un accesso non discriminatorio
5. Le attività di comunicazione sono svolte nel rispetto delle norme costituzionali in particolare degli articoli 2, 3, 15, 21, 41, 43, 46 e 117, dei principi di cui alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, in particolare l’art. 10, e delle norme dell’Unione Europea, in particolare l’art. 11 della Carta dei diritti fondamentali, nonché del protocollo sul sistema di radiodiffusione negli Stati membri, allegato ai Trattati istitutivi dell’Unione Europea.
6. Il Servizio Pubblico Multimediale assicura livelli adeguati di accesso a prescindere dalle condizioni sociali e dalla capacità di spesa di ciascun cittadino
7. Il Servizio Pubblico Multimediale promuove le produzioni nazionali e assicura adeguate modalità per la realizzazione delle nuove forme di comunicazione anche da parte dei cittadini.

Art. 2

Il Servizio Pubblico Multimediale è realizzato da un operatore pubblico organizzato secondo le modalità stabilite nei seguenti commi:
1. Il Servizio Pubblico Multimediale è svolto dalla società per azioni denominata SPM Rai, il cui capitale è interamente posseduto dallo Stato e le cui azioni non sono poste sul mercato. Il Consiglio dei Garanti di cui all’art.3 esercita i poteri dell’azionista nominandone i vertici, stipulando con essa il contratto di servizio e vigilandone l’operato
2. La società RAI SPM è amministrata da un Consiglio di amministrazione, composto da cinque membri eletti dal Consiglio Garante.
Il CDA così eletto dura in carica 4 anni non rinnovabili per ulteriori 2. Alla società vengono trasferiti ogni anno risorse economiche derivanti dal CANONE come previsto dalla convenzione. L’azienda potrà inoltre finanziarsi attraverso la pubblicità o con convenzioni che abbiano finalità di Pubblico Servizio sottoposte alla preventiva approvazione del Consiglio dei Garanti.
3. Il CDA della RAI SPM è sottoposto alla sorveglianza del Consiglio dei Garanti a cui riferisce sul suo operato con una relazione trimestrale.
4. I componenti del Consiglio dei Garanti, del Consiglio di Amministrazione e il direttore generale, non possono aver ricoperto incarichi politici e/o parlamentari e/o di governo, ovvero essere stati componenti del collegio di un’autorità indipendente, nei tre anni precedenti la nomina, o essere portatori di interessi in conflitto con gli interessi materiali e morali della RAI SPM. Devono altresì fornire garanzia di indipendenza e possedere comprovata esperienza nel settore della comunicazione. Ove siano lavoratori dipendenti essi sono, a richiesta, collocati in aspettativa non retribuita per la durata del mandato.

Art. 3

1. E’ istituito un Consiglio dei Garanti del Servizio Pubblico,da ora CDG dotato di indipendenza decisionale ed autonomia finanziario/organizzativa secondo il modello proprio delle autorità indipendenti.
2. Il CDG è un organismo rappresentativo delle diverse istanze socio-culturali del Paese ed opera per garantire e tutelare la piena realizzazione del Servizio Pubblico Multimediale
3. Il CDG nomina i membri del consiglio di amministrazione della RAI, a seguito di selezione mediante avviso pubblico, determina gli indirizzi generali sulla programmazione, assorbendo le competenze della Commissione parlamentare di vigilanza, vigila sulla completa realizzazione degli obblighi di servizio pubblico e revoca i consiglieri di amministrazione della stessa RAI nei casi indicati dall’art. 1 comma 4
4. Il Garanti del Consiglio restano in carica 3 anni e svolgono le proprie attività secondo regole di ampia trasparenza e partecipazione
5. Il CDG è composto da 21 Garanti eletti in modo da consentire la loro nomina in tempi diversi di cui:
– 4 eletti dal Parlamento ;
– 2 eletti dall’assemblea dei dipendenti RAI.
– 3 dall’Associazione nazionale comuni Italiani;
– 12 eletti con le seguenti modalità:
– 1 dalle associazioni degli artisti registrate nell’elenco di cui al successivo comma 7;
– 1 dai produttori di contenuti registrati nell’elenco di cui al successivo comma 7;
– 10 eletti direttamente dagli utenti del servizio radiotelevisivo secondo quanto disposto dal successivo comma 7.
6. Presso la Presidenza del Consiglio sono istituiti gli elenchi delle associazioni degli artisti e dei produttori di contenuti. L’iscrizione nell’elenco è condizione per poter accedere alla nomina dei componenti del Consiglio di cui al precedente comma 5.
7. Gli utenti del servizio radiotelevisivo eleggono i propri rappresentanti nel Consiglio esprimendo due preferenze su liste di candidati presentate dalle associazioni dei consumatori, dalle associazioni di volontariato e del terzo settore, dalle confederazioni sindacali maggiormente rappresentative in ambito nazionale, secondo le modalità stabilite in un apposito regolamento da emanare entro 6 mesi dall’entrata in vigore della Legge.
8. I componenti del CDG devono fornire ogni garanzia di indipendenza e possedere comprovata esperienza nel settore delle comunicazioni. Tutte le nomine dei Garanti del Consiglio sono soggette ad una procedura di audizione pubblica presso le competenti commissioni parlamentari.
9. Il CDG stipula con la RAI il contratto di servizio e vigila sulla sua attuazione. Al Consiglio sono attribuite anche le funzioni di vigilanza sul servizio pubblico della Commissione parlamentare e del Ministero dello sviluppo economico. Restano ferme le competenze dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni in materia.
10. Il Consiglio riferisce 2 volte all’anno delle sue attività al Parlamento e alla Corte dei Conti. In particolare, riferisce dell’andamento della RAI e degli obbiettivi alla stessa affidati mediante il contratto di servizio per la piena realizzazione degli obblighi di servizio pubblico.

Seguira’ proposta di riforma organizzativa e strutturale della RAI tesa a principi di trasparenza, riduzione della spesa pubblica ed efficientamento.

 

Ringraziandovi per il gentile invito a contribuire al dibattito istituzionale,
porgiamo cordiali saluti.

ASSOCIAZIONE RAI BENE COMUNE- IndigneRAI-

www.indignerai.it

 

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