CONSULTAZIONE PUBBLICA, PER MOLTI MA NON PER TUTTI…

cambierai
Dopo incredibili sforzi e numerosi ripassi sul concetto di democrazia partecipativa il MISE, non la RAI, in collaborazione con l’ISTAT hanno prodotto il questionario per disegnare il “nuovo servizio pubblico radiotelevisivo” del futuro.
“Nel 2016 scade la Convenzione tra lo Stato e la Rai. In quest’occasione, come previsto dalla legge 220/2015, per la prima volta il Ministero dello Sviluppo Economico ha organizzato una consultazione pubblica e aperta a tutti i cittadini.
Per troppo tempo il tema della riforma del servizio pubblico è stato monopolio degli “addetti ai lavori”. L’obiettivo di questa consultazione, invece, è di dare la parola innanzitutto al cittadino che paga il canone, vero azionista del servizio pubblico.”

Con queste parole s’introduce il questionario consultivo sul sito http://www.cambierai.gov.it/; sarà l’ironia del governo ribollita style ma è veramente comico leggere che il tema del servizio pubblico sia stato monopolio degli addetti ai lavori quando poi la consultazione “Giacomelliana” del 12 aprile scorso si è svolta a porte chiuse in perfetto stile Eyes Wide Shut e non ha registrato tra i presenti nessun comune cittadino né tanto meno nessun dipendente RAI ma indovinate un po’? Solo tanti addetti ai lavori.
Senza dimenticare inoltre che la deforma RAI, approvata in fretta e furia da un Parlamento ostaggio del Governo tra il panettone e l’albero di Natale, non fornisce alcuno spazio di partecipazione e garanzia al cittadino nonostante le numerose proposte parlamentari e della società civile consegnate alle commissioni parlamentari durante la discussione della riformicchia, una leggina tanto misera che la legge Gasparri in confronto sembra la Costituzione.

La supercazzola continua quando si afferma che la consultazione è aperta a tutti. Siamo sicuri? Com’è possibile, ad esempio, arrivare a tutti i cittadini se si diffonde il questionario solo su internet? E quelli non raggiunti da connessione che si informano solo tramite TV? Gli anziani che hanno difficoltà ad accedere ad un pc? E i portatori di handicap molto citati nelle domande del questionario? A questo punto potevano organizzare un sondaggio sfruttando qualche social network come piace al giovin signore Renzi.

C’è dunque una fascia notevole di popolazione che rimarrà esclusa dalla consultazione pubblica per motivi oggettivi mentre altri, pur potendo, non ne sono informati tramite i canali RAI perché, da quanto ne sappiamo, non è stato prodotto nessuno spot istituzionale informativo.
Anche all’interno del perimetro aziendale della RAI in merito alla consultazione non si sa niente, il portale intranet, che di solito tempesta i dipendenti di corsi sulla sicurezza e finti job posting, si guarda bene dall’ invitare i lavoratori a compilare il questionario che certamente non salverà la RAI dai soliti “addetti ai lavori” ma forse potrebbe costituire un bel segnale per sollecitare a fare anche solo un decimo di quello che, in pessimo italiano, è chiesto sul questionario frettolosamente compilato dall’ISTAT.
Di fatto quindi il MISE e Giacomelli ci consegnano una consultazione semi pubblica fatta male e diffusa peggio che pensiamo serva solo al Governo del Rottamare per poter dire che ascolta tutti…del resto un ascolto si sa non si nega a nessuno.

Siamo lontani da quanto svolto in Inghilterra dove il questionario è stato prodotto dopo mesi e mesi di lavoro serio e concertato tra BBC, ministero della cultura e sport e dal TRUST. E’ arrivato a tutti ma proprio a tutti sudditi della REGINA, sono persino circolati questionari in BRAILLE per gli ipovedenti. altrove i media sono cose serie. Da noi invece l’approssimazione cialtrona regna sovrana e si dimostra ancora una volta sempre scarsa attenzione per le minoranze, non sono un buon bacino elettorale e sono destinate ad essere disinformate da una televisione pubblica che rimarrà ancora in mano dei partiti e dei portatori malsani di interessi molto privati e non certo del cittadino che dovrà pagare il canone con la bolletta che da quest’anno arriverà a tutti, ma proprio a tutti, anche a chi non ha avuto la possibilità di fare il questionario.

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1 Response

  1. Sandro Frigerio scrive:

    Beh, alla fine occorre pure fare delle scelte. Anche sulla base dell’economicità. Di questo passo diremo che non vanno bene nemmeno le indagini sul telefono fisso (che comunque costano), perché molti hanno solo il cellulare. Se alla fine usare o non usare il pc e la rete è la stessa cosa, continueremo a restare indietro e a spendere di più. Poi, capisco che in Rai ci sia il terrore della perdita di ascolti a favore della rete, ma il mondo cambia.
    Chi vuol consolarsi può sempre guardare lo stupendo film del 1959 “Policarpo Ufficiale di Scrittura”, con Renato Rascel e Peppino de Filippo.

    Comunque, se vogliamo proprio imitare la BBC, ricordiamo che tra le proposte c’è la chiusura del terzo canale in broadcast, per lasciarlo solo online, risparmiando 50 milioni di sterline, quindi era chiaro che non potevano sentire solo gli utenti digitali. A questo, si aggiunga il taglio del 26% delle risorse per la Tv pubblica.

    https://consultations.external.bbc.co.uk/bbc/changes-to-bbc-services

    Inoltre, il questionario britannico è a cura e a spese del BBC Trust, non del governo.

    Infine, come contributo, poiché la Rai è “la maggior azienda culturale italiana”, aggiungo che non si dice “se ne guarda bene dall’invitare”, ma “si guarda bene dall’invitare”.

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