Canone Perverso

Canone Perverso- Un film dei soliti noti…

Immancabile come il “Cine Panettone” di Natale o la coda sull’autostrada il giorno di Ferragosto, anche quest’anno un politico o un Partito dell’arco parlamentare, provano a fare campagna elettorale o meglio, sviare l’attenzione da temi attuali più scottanti, proponendo una nuova ed ennesima “riforma” Rai e del Servizio Pubblico Radio Televisivo solleticando il grande pubblico con il tema sempre controverso del Canone.

L’estate 2019 è il turno del Movimento 5 Stelle e del Senatore Paragone e della deputata Paxia (alla stregua di un po’ tutti i partiti che si sono susseguiti al Governo del paese negli ultimi 30 anni), i quali negli ultimi giorni hanno presentato ad entrambi i rami del parlamento una proposta di legge che ambisce ad “aiutare le famiglie italiane” attraverso “l’abolizione del canone Rai che è una tassa ingiusta e per questo deve essere abolita”.

Si conosce poco, solo tramite le agenzie di stampa, di questo progetto se non alcune vaghi propositi tipo “la modifica anche dei limiti di affollamento pubblicitario, equiparandoli a quelli delle televisioni private. In questo modo la Rai potrebbe essere competitiva nel mercato, mantenendo sempre però la sua funzione pubblica”.

In attesa che vengano resi noti i dettagli con numeri, sostenibilità economica, supporto e correttezza legale della proposta, anche stavolta l’Associazione RAI Bene Comune, proverà a spiegare ai parlamentari Paragone e Paxia ciò che andiamo ripetendo in tutte le sedi – istituzionali e non – da circa 7 anni in merito al Canone RAI e ad una eventuale riforma che, vogliamo sperare, possa raddrizzare le storture di quella Renzi del 2017.

Facciamo un po’ di quello che oggi si chiama “fact checking” sul tema “Canone”:

Cominciamo col dire, in accordo con tutti gli studi più autorevoli di settore, che la Rai è il Servizio Pubblico Radio Televisivo che ha subito più tagli finanziari in Europa.

Rai è altresì l’azienda, dal punto di vista del “contributo canone”, più efficiente in Europa:

ogni punto di share Rai “costa” 49€,

contro i Ard-Zdf 183€.

per la BBC 150€,

e poi France Tv 121€,

infine RTve 72€.

Solo 74,73 euro su 90€ totali versati dai contribuenti.

Ma quanto incide il canone sul totale dei ricavi?

Rai 68%,

Bbc 82%,

Ard-Zdf 89%,

France Tv 81%,

RTve 89%

L’area Studi di Mediobanca certifica che dal canone lo Stato trattiene 340 milioni di euro.

Dei 90 euro pagati dai cittadini solo 74,73 euro finiscono nelle casse della #Rai.

Ovvero l’83% del totale, Germania il 98%, UK il 98%, in Francia il 96%

Rai, sempre secondo MedioBanca, dice “in quanto concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo nazionale, secondo quanto previsto della legge n. 112-2004, dal 2005 deve indicare in contabilità separata i ricavi derivanti dal gettito del canone e gli oneri sostenuti per la fornitura del servizio pubblico. Dalla contabilità separata 2017 emerge un pareggio, quale differenza tra introiti da abbonamento e costi di servizio pubblico; dal 2005 al 2017 si evidenzia un deficit accumulato che ammonta a circa 2.6 miliardi di euro”.

2.6 MILIARDI.


Infine, aspetto non secondario, Rai riesce a battere senza soluzione di continuità la concorrenza privata da diversi anni in tutte, o quasi, le fasce orarie: caso abbastanza raro nel panorama di quelle che vengono definite “partecipate” dello Stato.

Gentili Paragone e Paixa, Stiamo menzionando solo alcune – tra le molte – statistiche positive ma Rai Bene Comune, da sempre, denuncia a tutti i livelli le storture, sprechi ed aspetti poco chiari che rimangono pervicacemente radicate in questa azienda che, secondo noi lavoratori e lavoratrici, deve rimanere ed imporsi sempre più come il polo culturale degli Italiani.

Saremo schietti come al solito:

questa vostra ultima idea di abolire il canone al servizio pubblico ed istituire una Rai “diversamente commerciale” è quanto di più lontano esista dal concetto di Servizio Pubblico.

Se davvero sono questi i termini generali della vostra proposta legislativa, non solo non verrano tolte le mani della politica sulla RAI ma la si impacchetterà con il fiocco ai pubblicitari, agli agenti o alle aziende commerciali, rischiando oltretutto il collasso strutturale considerando la grave crisi strutturale che imperversa sui ricavi pubblicitari nel mondo broadcast “tradizionale” in favore degli OTT e PayTV e WEB.

Tutto questo significa mettere a rischio posti di lavoro ed il senso intrinseco Servizio Pubblico Radio Televisivo.

Come detto ai vostri “predecessori”, ci permettiamo di ribadirvi con franchezza ciò che per noi è alla base di ogni discussione sul tema Servizio Pubblico: non ci sarà mai vera ottimizzazione dei costi e reale competitività della RAI senza una riforma che la liberi dal controllo della Politica e dagli interessi spiccioli dei partiti.

In un mercato del broadcast altamente competitivo e con la doverosa necessità di ottemperare ad un contratto di Servizio impegnativo, servono risorse certe per svolgere appieno il ruolo di Servizio Pubblico che tutto l’arco parlamentare, con un sapore a questo punto impudente, ci chiede di svolgere ogni giorno ma che noi, ostinatamente, vogliamo invece sempre credere debba essere al servizio dell’unico editore a cui vogliamo rispondere: il cittadino.

Al Sen. Paragone, all’ On. Paixa ed al capo politico del Movimento 5 stelle On. Di Maio non chiediamo altro, noi di Rai Bene Comune, se non di lasciar perdere queste teorie “subdolamente commercializzanti” del Servizio Pubblico – degne e tipiche di una politica passata che troppo bene conosciamo – ma di dar invece seguito a ciò che erano (lo sono ancora?) gli intenti dichiarati di quando sedevano ai banchi all’opposizione: una RAI forte che svolge il ruolo di Servizio Pubblico, libera dai partiti ed al servizio dei Cittadini.

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