Bene, dove eravamo rimasti…

Il prossimo autunno torna in Rai Portobello

Ci voleva l’audizione del Ministro Roberto Gualtieri in Commissione Parlamentare di Vigilanza per fare un bilancio e trarre le conclusioni di quello che è sotto gli occhi tutti da tanto, troppo tempo e scrivere auspicabilmente la parola fine ad una esperienza di Governance tra le più inconcludenti della storia RAI.

Ne dubitiamo ma, alla luce dei giudizi espressi dall’azionista, ci immaginiamo che in queste ore si stia facendo la lista di top manager, direttori editoriali e corporate da allontanare per aver contribuito a portarci a questa drammatica congiuntura.

Eppure sappiamo che così non sarà e ci ricorderemo i vertici Rai, chiusi nei propri uffici del settimo piano, circondati e consigliati dagli stessi manager che da 20 anni a questa parte hanno creato l’attuale situazione (politica ed industriale), svilito la credibilità del servizio pubblico e che ora, come se nulla fosse, vorrebbero insegnaci ad essere virtuosi.

Ci volevano schiere di uomini pagati con il massimo della retribuzione e società di consulenza anche solo per trovare i numeri delle stanze del palazzo amiantifero di Mazzini ed arrivare alla brillante soluzione che senza un qualsivoglia intervento dello Stato, la situazione sarebbe divenuta quasi irrecuperabile per le casse RAI e tutto questo senza mai mettere in discussione il proprio operato e remunerazioni.

Come il ministro Gualtieri ha ricordato a tutti, i guai vengono da lontano e la “foglia di fico” del Covid non è abbastanza grande per nascondere le gravi colpe inerenti l’attuale dissesto economico da parte di chi aveva le leve per porvi qualche rimedio, al punto che ci si è ridotti a compiacersi per “l’elemosina” dello Stato in diretta streaming: è di dominio che pubblico che l’esposizione con le banche era cresciuta già prima dell’emergenza, il piano industriale già lettera morta (e definitivamente affossato con 18 vicedirezioni nelle reti) e non ci consta che il piano editoriale sia mai stato approcciato; non si ha alcuna certezza che l’evocato taglio del 15% sia stato applicato trasversalmente a tutte le società di produzione e contratti di collaborazione artistica senza eccezioni di sorta. Munifici contratti milionari che verrebbero ripagati (ed è tutto da provare) dalle entrate pubblicitarie, ora che queste scarseggiano, sono davvero stati rivisti al ribasso come promesso?

Sono ancora vivi nella memoria i commenti di giubilo per un insediamento che avrebbe dovuto eradicare da Rai pratiche lottizzatorie, raccomandazioni e persino interessi di società di produzione ed agenti che nulla hanno a che vedere con la mission di servizio pubblico, grazie alle competenze di un Amministratore Delegato munito di poteri e deleghe mai neanche sognate dai suoi predecessori. E invece possiamo già trarre le conclusioni di un immobilismo che in un crescendo parossistico arriva a smentire con agenzie stampa quanto comunicato poco prima per le vie ufficiali alla Commissione Parlamentare di Vigilanza Rai.

Alle favolette abbiamo smesso di credere il giorno in cui abbiamo messo in piedi in Rai.

Noi dipendenti vediamo da dentro quello che accade mentre altri pretenderebbero di conoscere e gestire la complessa Azienda di servizio pubblico radiotelevisivo nel chiuso delle proprie stanze.

E’ sotto gli occhi di tutti che il sistema di potere che da anni imperversa in Rai, producendo danni su danni, ha potuto così comodamente rinsaldarsi.

La società civile, le associazioni di Cittadini e lavoratori del Servizio pubblico hanno fatto di tutto per sollecitare iniziative per ricondurre la Rai su una strada da troppo tempo abbandonata di efficienza, qualità e servizio.

Priorità come la frenetica gestione delle poltrone o l’affidamento a società esterne di attività di competenza Rai hanno evidentemente distratto questo management da obiettivi “secondari” come la sostenibilità economica di questa Azienda.

In Rai imperversa un virus ben più dannoso del Covid: l’assenza di trasparenza nell’individuazione di figure manageriali apicali, quelle che dovrebbero gestire l’Azienda con sicura competenza e merito e che invece, guarda caso, sono sempre le stesse da 20 anni turnandosi nelle varie caselle per mera mobilità orizzontale: ognuno concluda da sé se queste scelte hanno portato un qualche beneficio a Rai.

Ci voleva spiccata lungimiranza, sensibilità per l’Azienda e il grave periodo storico per Rai e il Paese intero per decidere altre vicedirezioni (per un totale di 18, stando alla stampa) proprio in concomitanza ad una delicatissima audizione avente ad oggetto la tenuta dei conti – in profondo rosso – dell’azienda di servizio pubblico radiotelevisivo.

A rimetterci ancora una volta è l’immagine di Rai e delle sue maestranze che assicurano la messa in onda continua anche in periodo di Covid e non già quelle che ambiscono da sempre a poltrone di sorta.

Ma davvero l’efficientamento aziendale passerebbe dall’ennesima tornata di nomine richiesta dalle segreterie dei partiti?

Usare lo spauracchio della chiusura di Reti che trasmettono prodotti di servizio, quali sport e storia, o minacciare la tenuta del perimetro occupazionale salvo tranquillizzanti e frettolose marce indietro solo per l’eco mediatico causato da queste improvvide esternazioni, dà ampia testimonianza di questa preoccupante assenza di visione e strategia per l’Azienda nell’immediato, medio e lungo periodo.

Dove sono poi l’AD e il Presidente di garanzia quando si tratta di difendere Rai e le sue maestranze dagli attacchi spesso sconsiderati anche di esponenti e partiti politici di sorta?

L’Associazione Rai Bene Comune-Indignerai non si rassegna al declino e auspica che le Istituzioni competenti si premurino di assicurare a Rai una Governance all’altezza, in grado di applicare misure concrete di rilancio del servizio pubblico televisivo, alcune delle quali sollecitate proprio dalla Commissione di Vigilanza.

1.            Selezione pubblica del management secondo alti standard professionali e sostituzione dell’attuale dirigenza ancorata da lustri alle stesse funzioni con dimezzamento dell’enorme corpo dirigenziale. Job Rotation per tutti i Direttori Corporate ed Editoriali in carica da oltre 8 anni. Introduzione del principio di “accountability” per i dirigenti (Giornalisti e Corporate) con meccanismi automatici per obiettivi di decurtazione stipendi e benefit in caso di performance negative.

2.            Totale rispetto dell’articolo 24 del Contratto di Servizio ancora largamente inattuato: piena occupazione e valorizzazione di tutto il personale Rai, assunzioni nei settori in estrema sofferenza per giungere in un triennio massimo al taglio netto (oltre il 40%) di tutti gli appalti, consulenze e collaborazioni

3.            Tetto massimo del 15% di Produzioni esterne e CoProduzioni sul palinsesto di ogni rete generalista.

4.            Riordino della struttura informativa Rai e riequilibrio economico tra contratti giornalistici e non giornalistici.

5.            Assunzione e adeguata formazione professionale di personale non giornalistico, con particolare riferimento alle aree maggiormente aggredibili da appalti e consulenze esterne.

6.            Rinnovamento di tutte le infrastrutture Tecniche verso il 4K, con particolare riferimento alle Riprese Esterne per taglio appalti.

7.            Taglio significativo e progressivo (oltre il 25%) dei cachet artisti superiori ai 100.000€

8.            Azioni formali e legali per la riscossione del canone dovuto a RAI o “extragettito”.

Non saranno quei pochi interventi industriali ed editoriali che reputiamo corretti a poter incidere sul tanto atteso rilancio dell’azienda, poche pietre brillanti su un vestito logoro e vecchio.

Cambieranno l’Amministratore Delegato, il Presidente e CdA ma resteranno gli stessi manager che, con molta probabilità, già si stanno predisponendo ad accogliere in pompa magna e blandire gli esponenti di vertice della futura Governance.

In questo periodo di congiuntura economica per l’intero Paese con ipotizzati contributi statali per sostenere l’intero settore dell’editoria, si eviti di sottrarre a Rai le risorse da canone – tassa di scopo – che gli spettano per Legge. Ma si abbia anche la decenza – una volta per sempre – di avviare con cortese urgenza quell’invocato percorso di riforma della Governance Rai che la sottragga alla morsa asfissiante dei partiti: il contratto di servizio impone la valorizzazione del merito e delle competenze … ebbene si cominci ad applicare questo sacrosanto principio proprio nell’individuazione delle figure di vertice chiamate a comandare l’intera Azienda.

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