SILENZIO ASSENSO.

Le associazioni Libera, Comitato per la libertà e il diritto d’informazione, Libertà e giustizia e Se non ora quando, chiamate in causa dal segretario del Pd Pierluigi Bersani, hanno espresso la volontà di «sostenere il servizio pubblico radiotelevisivo come bene comune da difendere e rilanciare». Le prime tre «hanno deciso di dare un segno inequivocabile di forte discontinuità col passato, indicando una donna e un uomo impegnati da lungo tempo in percorsi di partecipazione democratica, di difesa e attuazione della Costituzione, di legalità e giustizia».

Questi erano i titoli dei giornali quando un partito che voleva governare e che ora governa, decise di non mettere bocca sulla Rai e optò di far «scegliere» alla cosiddetta società civile i due componenti del Cda Rai. Ora, con tutti gli sforzi di memoria, non ricordiamo né un consiglio e nemmeno un’amministrazione da parte dei «civil servant» eletti dalla società e dunque dal popolo democratico.

Ognuno da par suo si è distinto prima di entrare in Rai in ruoli significativi per lo Stato e la legalità. La Tobagi ha portato avanti le battaglie dell’illustre padre, Colombo è stato protagonista di Mani Pulite e rappresentante della legalità.
Poi è arrivato Bersani e li ha investiti del compito di andare a sorvegliare e amministrare un’azienda per troppo tempo roccaforte del potere berlusconiano e della schiavitù dei partiti. Come hanno varcato il tornello aziendale sono stati inghiottiti da un buco spazio temporale: mai una dichiarazione eccessivamente fuori dal coro, un commento di sdegno rispetto alla gestione clientelare e ai tanti sprechi che avranno avuto modo di veder passare davanti il loro tavolo. Appalti, appaltini, forzature della logiche della buona gestione aziendale… niente, nemmeno un fiato.

Cosa succede quando si arriva al Cda della Rai, fanno punture di Lexotan? Ce lo chiediamo perché quel «segno inequivocabile e di forte discontinuità col passato» noi dipendenti Rai non lo abbiamo visto! Nemmeno di fronte alla pretestuosa vendita di quote di Rai Way (bene comune pagato dai cittadini), dopo la richiesta di 150 milioni di euro da parte dello stesso partito che ha partorito, insieme alla società civile, i due illustri nomi in difesa della legalità e della giustizia (a questo punto di chi? Dei partiti di riferimento?).

Non una protesta, non una riflessione, non un’obiezione, ma anzi due voti a favore alla delibera aziendale che ha dato il via all’incostituzionale operazione di vendita.
E per fortuna che li abbiamo scelti dalla società civile… ci viene il brivido a pensare se fossero venuti dalla società «incivile».

 

Movimento Indigneraibersani-tobagi-colombo-240566

You may also like...

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *