Amici miei…

Amicimiei

AMICI MIEI…

Forse noi dipendenti RAI e dunque anche cittadini che pagano il canone, dovremmo rassegnarci al malcostume! Purtroppo per l’ennesima volta si è ripetuto il rito che vede il direttore Generale di nomina politica che piazza fidati collaboratori nei punti strategici dello scomparso servizio pubblico RAI, trattandolo come fosse un’azienda di famiglia. Mai la fortuna di avere un Direttore Generale che abbia intrapreso un percorso trasparente tramite concorso pubblico per reperire direttori di RETE, di testata o esperti di gestione del personale. Tutti hanno preferito rintracciare collaboratori tra i nomi contenuti nella propria rubrica telefonica, metodo che magari non garantisce la professionalità ma di certo mette al sicuro la fedeltà dei propri collaboratori. Vuoi mettere un “ciao come stai? Che ti andrebbe di fare qui in RAI…” piuttosto che “Cercasi per la DIREZIONE X dirigente di esperienza, anche in ambito internazionale…”. Non sia mai, dovesse rispondere all’appello un professionista con idee, indipendente e preparato.

C’è da riconoscere ai vertici da poco insediati che l’intenzione di attingere risorse nella cerchia delle conoscenze è stata dichiarata fin da subito, la stessa Presidente Monica Maggioni ci tenne a precisare che:
“Alcune figure in azienda non ci sono e sono legate alla trasformazione in media company. Questa operazione richiede competenze specifiche che in Rai non ci sono. Di fronte all’impossibilità di coprire posizioni dall’interno, ci si rivolge all’esterno. C’è anche bisogno di un po’ di commistione rispetto all’esterno, per offrire possibilità in più a chi lavora già in Rai ”

Ora non sappiamo se queste indicazioni provengano dai meeting a porte chiuse della Commissione Trilaterale oppure siano frutto di idee indipendenti e brain storming aziendali, fatto sta che allo stato attuale contiamo diciannove nuovi dirigenti esterni ai quali probabilmente non si applicherà il tetto degli stipendi, assunti nella totale opacità, tanto che nemmeno l’area SOCIETA’ TRASPARENTE (http://www.rai.it/…/ContentItem-e5f6f732-c1c3-49b3-ba62-0c0…) del sito RAI riporta alcunché, solo pagine vuote… troppo opacamente vuote. Diciannove nuovi dirigenti esterni costeranno circa quattro milioni e mezzo di euro all’anno, nella migliore delle ipotesi dell’applicazione dell’applicazione del teorico tetto di stipendio a 240 mila euro, dirigenti che non sostituiranno quelli già presenti ma si aggiungeranno alla moltitudine dei dirigenti RAI.

E cosa dire del Piano Industriale 2016-2018, tra un termine inglese e l’altro si parla di tutto tranne che di ridurre i costi delle esose collaborazioni legate alle società di produzione esterne. Davvero la RAI deve continuare a servirsi delle società di produzione per fare TV? Certo è che se mettiamo a dirigere RAI DUE l’ex amministratore di una delle più grosse società di produzione come Magnolia, allora le speranze di una ritrovata indipendenza si affievoliscono. Con queste premesse ci chiediamo quante siano le possibilità di realizzare gli obbiettivi di una RAI DUE “ affidabile ma sorprendente, eclettica ma anti-conformista, sperimentale ed esploratrice, con un’informazione agile ed efficace “.
Nella nuova RAI MEDIA COMPANY ENGLISH FRIENDLY continuano ad allevare mandrie di autori strapagati a cui ormai è impossibile mungere un’idea valida che sia una. Si sono invecchiati a furia di inventare giochi e rubriche più vecchi di loro stessi.

Nella nuova RAI che sembra divenuta una riedizione del mostro Frankestein con la testa staccata dal corpo, vediamo scomparire i dipendenti RAI, che fanno il Servizio Pubblico sudando le proverbiali sette camicie a causa delle precarie condizioni degli strumenti tecnologici di cui li dota la Rai e nella più totale mancanza di capacità organizzativa e ideativa dei vertici. Mentre i dirigenti si riproducono come conigli i lavoratori RAI si estinguono nonostante siano loro che, grazie all’esperienza, alla professionalità e spesso ricorrendo alla fantasia illuminano le case di chi, nonostante tutto, ha la bontà di guardare ancora la RAI.
Ci chiediamo ancora perché non si pratica una seria mappatura del personale ai fini dello sviluppo e crescita professionale di chi ha competenze e capacità. Ci sono decine di laureati con 110 e lode con master e specializzazioni in attesa di essere meglio impiegati, circolano idee ma si rinuncia ad investire in produzioni interne, si guarda fuori, all’erba del vicino che è sempre più verde ma che tanto costa al contribuente e che riempie bene le pagine dei giornali che vorrebbero vedere la RAI morta e sepolta a favore delle emittenti private.

La dirigenza impreparata e prepotente viola il Codice Etico RAI che raccomanda di valorizzare le risorse umane, codice etico scritto e quotidianamente tradito dalle stesse persone che dovrebbero farlo rispettare. Si chiede ai dipendenti di svolgere le mansioni con la dovuta professionalità…peccato che l’unico ruolo professionale riconosciuto sia quello dei giornalisti mentre gli altri sono tutti appiattiti tra ruoli tecnici e impiegatizi alla mercé del pseudo direttore di turno.

Vorremmo che i vertici aziendali e i politici che li hanno insediati ricordassero le parole di un imprenditore illuminato come Adriano Olivetti che seppe dare al lavoratore e alla fabbrica il senso di appartenenza e comunità, queste parole tornano ad avere un senso ai tempi delle invasioni barbariche in RAI:
“Perché lavorando ogni giorno tra le pareti della fabbrica e le macchine e i banchi e gli altri uomini per produrre qualcosa che vediamo correre nelle vie del mondo e ritornare a noi i salari che sono poi pane, vino e casa, partecipiamo ogni giorno alla vita pulsante della fabbrica, alle sue cose più piccole e alle sue cose più grandi, finiamo per amarla, per affezionarci e allora essa diventa veramente nostra, il lavoro diventa a poco a poco parte della nostra anima, diventa quindi una immensa forza spirituale.”

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